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Luglio

RIVOLUZIONE IN FRANCIA


Parigi sotto sequestro Nel periodo di tempo che intercorre tra il 27 di giugno ed il 1 di luglio il Re Louis Auguste De Bourbon, in arte Luigi... Leggi tutto

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Parigi sotto sequestro

Nel periodo di tempo che intercorre tra il 27 di giugno ed il 1 di luglio il Re Louis Auguste De Bourbon, in arte Luigi XVI, aveva schierato man mano milialia di soldati tedeschi e svizzeri più fedeli al re rispetto alle truppe francesi nell’area che circondava la capitale e Versailles, probabilmente con la scusa di proteggere da sollevamenti e disordini i lavori degli Stati Generali riunitisi in Assemblea Nazionale Costituente ma con il reale intento di crearsi una vìa di fuga e per procurarsi una garanzìa valida per rientrare in città se le cose si fossero messe male. Luigi XVI propose perfino ma senza esito di installare i lavori dell'Assemblea Nazionale  presso le località di Noyon o di Soissons, nell’estremo tentativo di allontanarla dall’attenzione e dalla protezione dei parigini. Era solo questione di giorni: le masse popolari stavano entrando come nuove protagoniste nella nuova era in europa e nel mondo. La folla intanto che partecipava attenta agli incontri dell’Assemblea presso il Palais Royal liberò dall'Abbazia alcuni granatieri della Guardia Nazionale che erano stati imprigionati per essersi rifiutati di aprire il fuoco sulla gente e anche se tornarono in prigione fu imposto al Re di perdonarli.

La psicosi della carneficina

Domenica 12 luglio presso i giardini interni della residenza del cugino del re il Duca d'Orléans, il Palazzo Reale, un improvvisato oratore ventinovenne il giovane Camille Desmoulins urlò alla folla presente che la rimozione di Jacques Necker era stata sicuramente una cacciata dovuta al fatto che il ministro, costretto dalla grave situazione economica si era deciso ad intaccare gli interessi dei privilegiati- “questa notte preparano una San Bartolomeo dei patrioti!... Alle armi! Alle armi, cittadini!" gridò Desmoulins preoccupato di prevenire una possibile controrivoluzione.In ogni caso, la gente si convinse sempre più che i problemi imminenti sarebbero stati due: quello dei delinquenti comuni che approfittando del momento si diceva in giro che sarebbero affluiti nella capitale e poi il problema delle compagnìe di ventura mercenarie al soldo della corona che, secondo l’opinione diffusa avrebbero circondato Parigi e da un momento all'altro avrebbero potuto sparare sui cittadini comuni in difesa della monarchìa minacciata. Così, in questo clima, i parigini per ritorsione costrinsero alla chiusura il teatro dell'Opera mentre la gran parte del popolo, spaventato, andò in piazza con una grande manifestazione issando come stendardi i busti del duca d'Orleans e del Necker prontamente sequestrati e distrutti dalle truppe tedesche al soldo del Re.La paura della ritorsione di questa soldataglia fu di enorme sprone per le iniziative che prese la gente. Fattasi mattina, lunedì 13 luglio, sempre a Parigi presso la porta daziaria della Conference, si radunò una folla di riottosi che mise a ferro e fuoco l’ufficio dei riscossori delle tasse presso le barriere daziarie e distrusse tutti i registri dei pagamenti. Diretta poi presso il convento di Saint Lazare che dopo esser stato invaso venne interamente saccheggiato poiché era diffusa l’opinione che ivi nel magazzino interno si trovava molta farina poi prelevata per esser venduta al mercato.L’atmosfera era satura di tensione: un campanile dopo l’altro, sul far della sera risuova mesto. Era il suono grave della ‘dolens’ di solito eseguita nel corso della celebrazione di un rito funebre e nella lunga notte i rintocchi in città accompagnarono l’insonnia di tutti i parigini ansiosi per il sopraggiungere dell’indomani. Si venne diffondendo per comprensibile isterìa la voce che era stato ordinato un attacco sulla città architettato all’interno della Bastiglia, fortezza eretta a Parigi per volontà di Carlo V di Francia sul finire del ‘300 con il fine di rendere più sicure le mura orientali e per difesa della Porta di Saint Antoine dell'omonimo quartiere.

Il problema delle armi e l’assalto alla Bastiglia

A questa notizia diverse miliaia di parigini assaltarono il palazzo degli Invalidi per fare incetta di armi e portar via fucili e cannoni. L’assalto venne organizzato e portato a compimento dal curato Du Mont di Saint Etienne ma le armi si vide presto che non furono sufficienti per essere distribuite a tutti ed erano prive di polvere da sparo così al Du Mont venne in mente di far sul serio: con le sole armi trovate sarebbe stato opportuno continuare ad armare la folla per proteggere la popolazione da qualsiasi minaccia andando a prendere la polvere da sparo e armi più pesanti proprio alla Bastiglia.La rivolta si stava diffondendo e si stava organizzando sempre più spontaneamente.La mattina di martedì 14 luglio una nutrita manifestazione di persone in parte armate di armi da fuoco e in parte armate con armi improprie si diresse alla Bastiglia, simbolo del potere, per saccheggiarla delle armi e della polvere da sparo che si sospettava fossero nel suo interno.Il carcere-fortezza è descritto dai contemporanei con due cortili interni: il Cortile del pozzo e il Cortile grande difeso ulteriormente da un fossato alimentato perennemente dal fiume Senna che scorreva all’interno di Parigi per cui era possibile accedere alla prigione solo tramite il prospiciente ponte levatoio.Tuttavìa la fortezza non aveva mai svolto la funzione difensiva per la quale era stata progettata e in quattro secoli di vita era rimasta sempre e comunque ai margini delle necessità sia di ordine pubblico sia militare. Allorquando venne dimessa ai tempi del Cardinale Richelieu venne destinata ad altro uso: diventò cioè una prigione appunto, una prigione speciale.Nella Bastiglia infatti vennero rinchiusi da sempre esclusivamente persone, la cui detenzione dipendeva in base all’esclusivo volere del re testimoniato per iscritto dalle famose ‘lettre de cachet’, nelle quali era contenuta la preghiera che l’arresto e la detenzione del nominativo indicato in esse avvenisse con discrezione, evitando allo speciale detenuto processi pubblici che avrebbero potuto esporre le classi dominanti al discredito popolare e peggio al giudizio.La folla dei parigini in subbuglio intanto era giunta nei pressi della bieca prigione, mise sotto assedio le mura e chiese che venisse abbassato il ponte levatoio d’accesso pretendendo che le fosse permesso di entrare nei due cortili. Il governatore marchese Bernard De Launay cercò di negoziare, ottenne qualche timida concessione, come quella di far entrare i rivoltosi ma ciò non bastò a far desistere la gente dall’assalto. Difatti intorno alle ore 17 alcuni colpi di arma da fuoco, forse partiti dalla folla o forse no, diedero inizio ad un vero e proprio scontro armato che si prolungò per più di quattro ore fino al momento in cui il governatore De Launay diede l’ordine di sparare provocando un centinaio di morti fra i rivoltosi. Il Governatore, per evitare ulteriori violenze ordinò che venisse cessato il fuoco e accettò la resa del forte purché fosse fatta salva la vita di tutti i suoi uomini, qualche decina di svizzeri e da una ottantina di invalidi, compresa la propria. La folla finse di accettare le condizioni e invase completamente gli interni della Bastiglia e per prima cosa mise le mani proprio sul Governatore che venne decapitato e la sua testa venne issata su una picca quale trofeo. La delusione vera venne quando si trovò l’arsenale pressoché vuoto ma il morale del popolo al contrario era alto, un simbolo odiato del potere era stato cancellato: vennero liberati i detenuti, pochi in verità che furono accompagnati con grande entusiasmo presso l’Hotel de Ville e lì sottoposti ad un interrogatorio da una commissione provvisoriamente organizzatasi. La demolizione della Bastiglia fu importante quindi anche a livello simbolico, al punto che durò sei mesi e alla fine del meticoloso lavoro, l’incaricato tal signor Palloy, impresario edile, consegnò in seguito l’area su cui sorgeva completamente spianata alle autorità amministrative dell’epoca che verrà utilizzata successivamente per le manifestazioni del futuro e le ricorrenze popolari.

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