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METTERSI LA MASCHERA...


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La parola persona significa “ruolo, parte” in lingua latina, un vocabolo che si riferisce quindi già all'ambiente teatrale, un travestimento posto sopra il vero spirito di un essere umano. I popoli primitivi pensavano che lo spirito si trovasse nell’espressione facciale e con una maschera sul viso avevano la possibilità di acquisire un altro spirito per liberarsi della matericità corporea. Si riteneva che poteri mistici e magici del genere erano posseduti anche dai costruttori delle maschere stesse. La festa di Carnevale risale probabilmente alle festa pagana, in cui si faceva largo uso delle maschere. Dapprima nel teatro greco, successivamente in quello romano, la maschera venne usata dall’attore per sottolinearne la personalità rappresentata in scena. Alcuni sostengono che la maschera nell’antichità servisse a rendere stentorea la voce tuttavìa questa ipotesi è deboluccia considerando che i teatri erano già stati progettati a questo scopo. In realtà la maschera alterava la voce la rendeva irriconoscibile o addirittura le dava una connotazione di fuori-dentro campo, come fosse una didascalìa della scena. Coloro che appartenevano agli strati sociali più deboli, si calavano una maschera sul volto ottenendo il potere almeno per un giorno di non esser riconosciuti e prendendosi da soli il diritto negato durante l’anno di poter burlare i personaggi più ricchi, utile trovata in realtà delle classi agiate per tenere sotto controllo le tensioni sociali crescenti simile all’uso del“Panem et Circenses” dei tempi imperiali di Roma. Durante il 1500 ma più verso la fine, in Italia inizia la storica epopea della Commedia dell’Arte con le sue maschere fisse cioè personaggi stereotipati sempre uguali a sé stessi che comparivano in ogni commedia dove di diverso c’era solo il racconto. Questo modello di commedia fece il giro d’Europa. Venezia era la capitale di questo fenomeno e il Carnevale, quando la città era chiamata con l’epiteto di “Serenissima”, durava diverse settimane diciamo da Natale alle Ceneri e considerando che iniziava ad ottobre allora erano mesi… Venezia si era trasformata in avanposto europeo del divertimento delle feste, del gioco, della elegante stravaganza. Ci sono tre tipi di maschere: quelle che nascondono il viso, che nascondono completamente la testa, anche se c’è da dire che un trucco facciale costituisce una maschera già di per sé stesso. Alla Commedia dell’Arte sono legate alcune maschere tipiche, grottesche caricature di vizi e difetti degli abitanti delle varie regioni italiane: Colombina ed Arlecchino nazionali, Pulcinella proveniente da Napoli, il Dottor Balanzone di Bologna, Pantalone maschera oriunda veneziana, Gianduia piemontese, Brighella di Bergamo, Rugantino del Lazio, Stenterello dalla terra Toscana, Meneghino di Milano, Capitan Spaventa ligure, Beppe Nappa della Calabria, Burlamacco di Viareggio, Sandrone dalla romagna e così vìa poi seguiti da altre maschere minori(Gioppino, Tattaglia ecc.) che altro non erano che sfumature di quelle appena citate. L’eclissi del teatro mascherato iniziò nel XVIII secolo, quando il poeta del palcoscenico Carlo Goldoni interpretando le esigenze del pubblico mise da parte le finte emozioni delle maschere e le loro avventure per ridimensionare il loro ruolo, riducendole a figure marginali. D’ora innanzi basta con le apparenza e avanti con la naturalezza dell’animo umano. Per le maschere si aprì allora un altro palco: quello del teatro dei burattini o sui palchi del Carnevale. Il Carnevale conobbe un interregno dopo che cadde la Repubblica perché assai malvisto dall’occupante francese prima e austriaco poi. Aveva già avuto vita dura dopo il Concilio di Trento e prima ancora era finito sotto gli strali di Savonarola. Alla fine del ‘900 compare a Viareggio il primo carro carnascialesco, soto il ventennio bisognava fare attenzione a chi si rappresentava sui carri e il dopoguerra data la povertà e la contrapposizione sociale che esisteva poteva venire al massimo messo alla berlina per le esose spese impiegate per rappresentarlo ma dagli anni ’70 in poi è fortunatamente ricominciato il casino.

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