Evento suggerito da Prolixe
Descrizione
La Marcia su Roma, si svolse in Italia per una durata di tre giorni, dal 28 ottobre al 30 ottobre 1922, in modalità di parata paramilitare poiché i partecipanti erano equipaggiati con armi proprie ed improprie, preparati ed organizzati allo scopo di abbattere il legittimo governo in carica per sostituirlo con uno interamente formato di personalità ideologizzate dal movimento fascista fondato nel 1919 da Benito Mussolini, sfruttando la situazione sociale e culturale lasciata dalla Prima Guerra mondiale, senza la quale sarebbe mancata la “l’esigenza” di una marcia.
Storia
Vagheggiata durante una riunione direttiva a Firenze il 29 settembre del 1922, l’iniziativa definitiva venne adottata il 16 ottobre nella sede milanese del partito in occasione della quale i dirigenti politici Balbo, Bianchi, De Bono e De Vecchi assunsero le responsabilità di “quadrumviri” per organizzare l’evento, secondando un glossario di ispirazione storico-romana che apparteneva perlopiù ai sogni e alla cultura artistica medioalta dell’Italia dell’epoca. Così il 24 ottobre 1922 si giunse alla concentrazione Congressuale di Napoli organizzata da Aurelio Padovani presso il campo sportivo dell’Arenaccia, seguita dalle numerose sfilate cittadine e infine si concluse con gl’interventi di Mussolini presso il Teatro San Carlo e presso Piazza San Carlo, preparati dal Padovani stesso. In serata presso l’Hotel Vesuvio si riunì il Consiglio Nazionale e lì vennero definite le decisioni più tecniche in vista della Marcia su Roma con la quale il fascismo si sarebbe giocato tutta la sua credibilità.
Luoghi di concentramento
La decisione di marciare su Roma era presa. Secondo i preparativi messi in atto, i responsabili del comitato militare insediatosi presso il capoluogo umbro Perugia, avrebbero dato disposizione nella notte tra il 26 e il 27 a tutti gli aderenti nei due giorni successivi di dare inizio alla mobilitazione generale. Le squadre destinate a marciare furono organizzate in quattro colonne principali, una di retroguardia e le altre tre concentrate presso le località di Monterotondo, Santa Marinella e Tivoli. La Marcia verso la capitale ebbe inizio nella giornata del 27 ottobre.
Organizzazione generale
Durante la ‘calata’ su Roma le bande si impadronirono senza incontrare resistenza degli uffici pubblici, dei telegrafi sul loro cammino. Le stazioni ferroviarie, particolarmente importanti per il disegno finale dell’evento vennero occupate, permettendo agli attivisti di essere trasportati in treno fino all'interruzione delle linee ferroviarie e per avere il controllo delle stesse. Mussolini frattanto rimasto a Milano, barricato nella sede storica del partito, attese gli sviluppi della situazione. Nella notte tra il 27 e il 28 il Presidente del Consiglio Facta venne svegliato per essere informato del movimento delle colonne in marcia che avanzavano sui convogli ferroviari requisiti mentre il Re consultava lo Stato Maggiore dell'Esercito Italiano circa le iniziative da mettere in atto per contrastare l’incipiente ed inatteso raduno. Nelle prime ore del 28 ottobre 1922, Luigi Facta, richiamò il Re da San Rossore in Provincia di Pisa pregandolo di fare ritorno a Roma e convocando intanto il Consiglio dei Ministri per redigere il decreto di stato d’assedio conferendo i pieni poteri al Governo e disperdere gli insorti. Nel contempo stampò in tipografìa l’atto d’assedio appena perfezionato diffondendolo presso tutte le prefetture. La mattina del 28 alcune formazioni giunte in prossimità di Roma vennero temporaneamente bloccate intorno ad Avezzano, Civitavecchia, Orte e Segni. Ad attendere la Marcia su Roma c’erano le truppe dell’Esercito e due generali pronti a ricevere qualsiasi ordine. Vittorio Emanuele III di prima mattina ricevette Facta con il decreto già affisso nelle strade della capitale ma il Re si rifiutò di firmarlo, consigliato in tal senso da Giolitti e Salandra ma soprattutto timoroso di poter perdere le vesti reali che indossava in quello che ai suoi occhi si stava delineando come l’inizio di una pericolosa guerra civile. Le squadre fasciste, avendo ricevuto la notizia del rifiuto del Re a firmare il decreto, giunsero nella capitale. Alle 8 di sera Mussolini, ricevuto il telegramma di conferma del Generale Cittadini partì per Roma, dove sarebbe giunto alle 11.30 del 29 Ottobre. I gruppi in marcia furono autorizzati ad entrare in città solo il giorno 30 Ottobre non senza scaramuccie e veri e propri scontri con gruppi di antifascisti romani, vedi il sanguinoso caso accaduto presso il quartiere di San Lorenzo. Benito Mussolini arrivò presso il Quirinale passando da via XX settembre, sostenuto dalla presenza degli onorevoli Acerbo, Bianchi, Chiostri, Finzi, Greco e Polverelli. Il colloquio con il Re durò mezz’ora terminato il quale Mussolini riapparve al portone del Quirinale. Subito dopo fece ritorno all’Hotel Savoia. A quel punto bisognò “gestire” la massa degli attivisti che avevano partecipato alla Marcia poiché ormai attendati nei dintorni di Roma da 2 giorni. Il nuovo Capo del Governo ed il Re assistettero alla loro sfilata di fronte al Milite Ignoto e al Quirinale, all'epoca residenza reale, per celebrare il buon fine dell’iniziativa. La sfilata durata diverse ore, una volta conclusasi, Mussolini ordinò di rompere le righe chiedendo ai suoi camerati di ritornare alla loro vita quotidiana.
Link interni
Ultime ricerche inserite
- ADUNATA (O RADUNO) NAZIONALE DEGLI ALPINI
- CARNEVALE DI SANTA CRUZ DE TENERIFE
- ACADEMY AWARD (PREMIO OSCAR)
- CARNEVALE DI MAMOIADA
- FESTA DEL PORTO DI NIZZA
