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Questa è una antologìa di eventi, aggiornata e aperta alla consultazione e all'approfondimento, di manifestazioni scelte di varia natura, svoltesi o in corso di svolgimento. Nell'antologìa sono pubblicate in modo discontinuo le ricerche che effettuiamo. I visitatori inoltre, se credono, possono a loro discrezione decidere di inviarci una ricerca di loro interesse qualora desiderino che venga pubblicata a loro nome. L'autore può essere una persona, un ente, un'associazione, una scuola ecc. Prolixe è consultabile liberamente e gratuitamente. Le foto presenti vengono scattate dai ricercatori del progetto, ci vengono inviate e vengono inserite a scopo illustrativo. Se ti interessa collabora con noi. Vedi il Progetto
Una Giornata proposta da Prolixe.it
La Internet Addiction Disorder, abbreviato con l'acronimo di I.A.D o Retomanìa o Sindrome della Rete o Internet Dipendenza è la sensazione di non poter rinunciare volontariamente all'uso di internet che un soggetto sviluppa nel tempo. Essa è una conseguenza della navigazione sulla rete mondiale internet che ha prodotto negli anni individui dai chiari comportamenti egosintonici di chi è in astinenza o per meglio dire comportamenti veri e propri sintomatici di astinenza/dipendenza dall'uso della rete internet. Il significato a cui riferirsi per comprendere meglio il fenomeno della astinenza/dipendenza, due facce diverse dello stesso problema, è molto ampio ed abbraccia categorìe di problemi diversi anche se oramai sono abbastanza individuabili le caratteristiche dei soggetti astinenti/dipendenti. Il termine di Internet Addiction Disorder venne usato in ambito diagnostico come è noto per la prima volta dallo psichiatra americano Ivan Goldberg. Cominciamo col dire che una vita di relazione con un soggetto che abusa quotidianamente degli strumenti atti alla navigazione su internet, è una relazione sicuramente difficile non solo per la quantità di tempo consumata per la navigazione stessa ma anche per i modi con cui viene attuata e questo tipologìa di comportamenti riguardano tutte le generazioni che abbracciano i soggetti sin dalla primissima età adolescenziale fino a riguardare soggetti adulti di mezzetà. Non accorgendosi dell'enorme dilatazione di tempo causato nella propria vita per far posto all'abuso da internet, l'internauta si accorge di essere uscito fuori dai propri limiti della sua stessa sopportazione a causa della spossatezza del fisico in generale e del forte affaticamento subito dagli occhi anche perché venendo parzialmente sospeso e per lungo tempo il battito palpebrale spontaneo o meno e quindi venendo meno la protezione dell'occhio dovuta alla insufficiente distribuzione del liquido palpebrale, l'occhio stesso si affatica prima. Sicuramente la sociologìa ci consente in primo luogo di comprendere meglio attraverso la categorizzazione ciò di cui stiamo parlando. Se suddividiamo gli internauti ad esempio in due categorìe individuandone una in coloro che navigano senza uno scopo preciso e coloro che navigano su internet invece per motivi di lavoro abbiamo capito una cosa: coloro che utilizzano la rete perché è da essa in qualche modo che proviene la loro fonte principale di sussistenza certamente non sono loro l'esempio principe di internet dipendenti/astinenti, semmai lo sono le categorìe veramente esposte a quel disturbo. L'internet dipendenza/astinenza è ciòè legata molto al navigare per sé stessi o al navigare perché noi serviamo alla rete. Difatti gli internauti che vanno curiosando da un argomento all'altro senza uno scopo personale non si accorgono che in realtà in quel momento sono i "contenuti" della rete a guidarli. In conclusione avere uno scopo per visitare internet è già di per sé un buon antidoto per non diventare schiavi dei suoi contenuti. Scoprirsi drogati di contenuti internet significa infatti sviluppare legami con contenuti che non hanno nessuna importanza per la nostra sussistenza quotidiana, l'internet nauta si accorge solo al calar della sera che la sua giornata è trascorsa senza che nella sua vita sia cambiato nulla e l'internauta disoccupato rimane disoccupato. Tuttavìa l'orientamento a riconoscere la IAD come una patologìa da "curare" non trova ancora l'unanimità d'accordi anzi vi è in merito una certa ritrosìa o un'orientamento minimo nel riconoscere il legame prolungato con l'accesso in rete come un comportamento magari a rischio di patologìa. Sicuramente un'altra spiacevole conseguenza dell'uso improprio delle risorse e dei contenuti internet è per quanto concerne gli studenti il progressivo abbandono degli studi a vantaggio della frustrazione provocata dalla ricerca di contenuti che non hanno nessuna relazione con gli scopi didattici e quindi nessuna relazione col proprio futuro. Ore di lavoro perse nel primo caso, ore di studio perse nel secondo caso ultimo esposto. L'uso dell'utente da parte dei "contenuti" a danno dell'uso dei contenuti da parte dell'utente in tutti e due i casi.
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