Cos'è Prolixe
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Questa è una antologìa di eventi, aggiornata e aperta alla consultazione e all'approfondimento, di manifestazioni scelte di varia natura, svoltesi o in corso di svolgimento. Nell'antologìa sono pubblicate in modo discontinuo le ricerche che effettuiamo. I visitatori inoltre, se credono, possono a loro discrezione decidere di inviarci una ricerca di loro interesse qualora desiderino che venga pubblicata a loro nome. L'autore può essere una persona, un ente, un'associazione, una scuola ecc. Prolixe è consultabile liberamente e gratuitamente. Le foto presenti vengono scattate dai ricercatori del progetto, ci vengono inviate e vengono inserite a scopo illustrativo. Se ti interessa collabora con noi. Vedi il Progetto
Per protesta contro l’imminente occupazione sovietca avvenuta alle 23 della notte tra il 20 e il 21 agosto del 1968, un gruppo di giovani cospirò di immolarsi appiccando fuoco a sé stessi dopo essersi cosparsi di benzina se gli occupanti sovietici non se ne fossero andati. Jan Palach, studente di filosofia nato a Všetaty l'11 agosto 1948, il 16 gennaio 1969 si recò nella centrale Piazza Venceslao (Václavské namestí) per bruciarsi come giurato, morendo tre giorni dopo. Difronte al Museo all'inizio della piazza, egli si fermò togliendosi serenamente il cappotto per cospargersi di benzina per poi bruciar senza grida. Jan Palach morì presso l’ospedale. Ma Jan non fu il solo martire. Altri studenti, decisero di immolarsi. I funerali di Jan si svolsero sabato 25 gennaio 1969. Pioggia e nevischio caddero tutto il giorno. Un milione di cecoslovacchi giunsero da ogni parte del Paese accompagnando silenziosamente il feretro. Il tristissimo corteo attraversò il centro storico giungendo in piazza Venceslao preceduto dalla banda operaia di Praga alla quale faceva seguito il corpo accademico dell’Università vestito a cerimonia. La camera ardente venne allestita all'interno del cortile dell’Università “Carolinum” dove i partecipanti per il lutto nazionale portarono il loro cordoglio alla madre e ai fratelli di Palach omaggiando la bara dell’eroe. Fu il decano dell’Ateneo insieme al Ministro dell'Educazione Vilibald Bezdíček, alla presenza dei delegati delle fabbriche delle varie organizzazioni intervenute difronte al corpo accademico e alla Guardia d'Onore dell'università, ornata con gli ermellini delle cerimonie pubbliche a rivolgere l'ultimo saluto pronunciando le storiche parole: "La Cecoslovacchia diventerà un paese democratico solo il giorno in cui il sacrificio non sarà più necessario". La disperazione della famiglia, il pianto condiviso di migliaia di cecoslovacchi, le migliaia di corone testimoniarono l’imponenza della celebrazione presso il cimitero di Olsany. La tomba poi divenne ben presto luogo di culto e incontro presso il quale i dissidenti del regime andavano a pregare in segno di fratellanza e di protesta. Per questo le spoglie di Jan Palach rimasero nel cimitero praghese fino al 1973 e cioè fino a quando la polizia non decise di spostarle prima a Vsetaty e poi di cremarne i resti. Il 16 gennaio del 1989, Vaclav Havel venne tratto in arresto mentre posava un mazzo di fiori sul luogo dove Palach si era dato fuoco. Prima del 1989 infatti i fiori venivano rimossi ogni giorno dal luogo in cui il ragazzo si bruciò. L’anno dopo la caduta del Muro di Berlino, nel 1990 l’oramai Presidente della Repubblica cecoslovacca Vaclav Havel dedico' al grande Jan un piccolo monumento, posto di fronte alla statua di San Venceslao nell'omonima piazza. Dall’ottobre dello stesso anno le sue ceneri si trovano nuovamente nel cimitero di Olsany. Tuttavìa le celebrazioni per l’anniversario del 16 gennaio 1999, occasione del trentennale del suo sacrificio, sono state poco sentite e hanno visto una partecipazione assai bassa. Oggi lo studente di filosofia è ricordato da un busto nell'università e da una piazza. Nel 2002 si seppe poi che il 25 gennaio del 1969, giorno dei funerali di Jan, era stato girato un filmato del drammatico evento.
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