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Festa e Danza

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FESTA SENZA DANZA, DANZA SENZA FESTA


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Esiste una festa senza danza ma una danza senza festa?La danza è quell’arte che usa il corpo per comunicare un contenuto perché il corpo ne diventa il linguaggio. Gli uomini primitivi segnavano ogni evento della loro vita con riti e danze e danze di gruppo. Alla danza era attribuito valore di unità sociale e religiosa: tramite di essa si riteneva di poter comunicare con la divinità e con le forze superiori; l’uomo aveva un dialogo vivo con gli astri celesti. In epoca romana e greca la danza scandiva attraverso le famiglie e i gruppi etnici i grandi momenti di aggregazione sociale che permettevano quel po’ di felicità negato dalla povertà quotidiana. Sin dalle origini l’arte del ballo venne trasmessa oralmente perché nacque come cutlura etnica e quindi fortemente tradizionale così come era tradizionale il suo modello etnico-coreografico. Il Cristianesimo fu severo con la danza vedendola peccaminosa ad esempio sotto il profilo dell’esibizione delle membra prive di una adeguata copertura. Solo agli artisti di strada era concesso di esibirsi in balletti pubblici e solo per motivi comici. Nel periodo del Rinascimento con la nuova sensibilità per il culto delle arti la danza entrò nelle feste delle corti italiane, rievocando con enormi costumi gli antichi dèi pagani. Muoversi, volteggiare, inchinarsi erano principi materia dei precettori pagati che nelle corti insegnavano ai giovani e alle giovani nobili come danzare, in pratica era diventata una prerogativa delle grandi famiglie. Cominciando a diventare un insegnamento le improvvisazioni lasciarono spazio a veri e propri studi. Milano vide nascere infatti la prima scuola di ballo nel ‘500 anche se all’estero già lavoravano i migliori maestri italiani. Figura di spicco come maestro fu Guglielmo Ebreo di Pesaro. Non solo dame o damigelle o signorini venivano coinvolti negli studi coreografici dei precettori di corte ma anche i reali come ad esempio Luigi XIV di Francia. Con l’arrivo del Barocco la danza scinse le sue sorti dalla lirica, finì sui palcoscenici teatrali e le donne assunsero per la prima volta i ruoli femminili ricoperti sempre fino ad allora dagli uomini. Dal teatro i balletti presero il sopravvento sulle vecchie corti e la nobiltà che seguiva i balli cortigiani se ne andò in teatro appunto per vederli. Tuttavìa si era arrivati al punto che il balletto desiderava una storia, un senso da narrare per abbandonare il trito e ritrito manierismo. Nel 1711 comparve il pianoforte la cui fortuna portò come conseguenza quello di rendere i ballerini e le ballerine più abili e sensibili alla musica. Nel 1760 Georges Noverre (1727-1810) pubblicò una pietra miliare della storia della danza nel quale evocava l'unità del ballo, della musica e della scenografia e l'eliminazione delle esibizioni per proprio piacere o virtuosismo individuale. Cominciavano ruoli diversi e precisi per i balli di coppia o di gruppo. La battaglia a cui Noverre andò incontro era anche una battaglia contro i costumi pesanti dell’epoca che non liberavano il corpo come egli voleva basti pensare ai grandi cerchi che costituivano la struttura delle rigide sottogonne. Altro obbiettivo di Noverre era togliere le maschere dalle facce liberando l’espressività vera del volto. Carlo Blasis (1795-1878) compì il salto a pié pari dalla scuola francese a quella italiana che consistette nell’unire la danza classica al futuro balletto romantico anzi egli influenzò tutta la storia del ballo e i suoi maestri fino alla prima metà del ‘900. Intorno al 1830 si affermò bene il balletto romantico sulla punta del piede attraversando il valzer di fine ‘700. La ballerina era una ninfetta leggera che volteggiava soffice come una piuma nell’aria, c’era la musica di Ciaikovskij, i balletti russi ecc. La danza moderna è il trionfo della libertà e la liberazione da codici il cui spiraglio fu aperto da Noverre per primo. Il Novecento, si aprì sotto il segno della sperimentazione; nacquero i Balletti Russi (1911) di Diaghilev, prima tappa il Tango arrivato in Europa intorno al 1907, reso famoso dai mitici casqué di Rodolfo Valentino ma ancor piu’ dalle proteste del Vaticano. L’alba del XX secolo è anche madre dei balli passionali ed erotici tipici dell’america latina e afro americani: il Merengue, il ballo degli schiavi deportati della Repubblica Dominicana, la Salsa americana chiamata così perché è un insieme di suoni differenti ecc. E’ anche il secolo del Rock and Roll di Elvis Presley, con il quale ci si diverte, si gioca e del Tip Tap, infatti ogni 25 di maggio si celebra la giornata in America del Tip Tap. Un particolare tecnico: i ballerini nel ‘20 avevano scarpe con suole in legno. Infine ricorderemo il Funky, genere nato a causa dell’emarginazione delle minoranze nere e del difficile accesso alle scuole di ballo delle città americane negli anni ‘70. Vengono fuori i ballerini di strada, la cultura di protesta delle borgate, James Brown e da qui i modelli differenziati della musica nera come il Rap, l’Hip Hop e la gestualità che li circonda. Dall’emarginazione dei gay nasce il grande fenomeno della disco music prima e della Dance che ha invaso in un lampo l’Europa negli anni’80.

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