Santa Barbara è la patrona della pirotecnica in senso lato. In Turchia nel 210 d.c. nacque figlia di tal Dioscoro, uomo ricco e nobile. Rifiutò il matrimonio già preparato dalla famiglia. Non volle accettare la volontà paterna e venne per questo uccisa. Il padre ebbe rimorso per il delitto compiuto e tentò di fuggire verso la città . Durante la fuga un fulmine lo colpì, quasi fosse una divina ritorsione. Così venne legato il nome di Santa Barbara al fuoco e a coloro che ne fanno uso per lavoro. Questa la leggenda ora veniamo alla scoperta.
La polvere esplosiva utilizzata durante una festa per l’accensione dei fuochi pirotecnici proviene dalla Cina ed è attribuita ad un monaco intorno al VIII secolo d.c anche se le più antiche miscele piriche erano conosciute già in Medioriente.
Dal continente asiatico comunque la scoperta viaggiò, esportata per così dire in Europa quasi sicuramente dalle orde mongole a quell’epoca all’assalto dei balcani e propagata nel 1268 sul continente europeo grazie agli studi del filosofo inglese Dott. Ing. Espert. Ruggero Bacone(Bacon per gli amici). Nella seconda metà del XIII secolo venne elaborata la pirotecnica baconiana in condizioni però di “compressione” risultando più potente.
In età barocca la pirotecnìa visse un periodo di intraprendenza culturale e artistica apportando un incremento significativo alla tecnologia per la ricerca di risultati sempre più evidenti e in grado di soddisfare l’esigenza dei committenti per i loro scopi propagandistici. I primi centri di produzione dei fuochi d’artificio sorgono in Germania. In italia le prime notizie della polvere per usi sociali sono di fonti medioevali anzi tra Medioevo e Rinascimento. L’uso dei fuochi è menzionato per le Rappresentazioni Sacre le cui scenografie erano tradotte attraverso l’impiego di apparati pirotecnici che simulavano scoppi, lampi ecc.
Per lungo tempo la scoperta del fuoco artificiale fu essenzialmente impiegata in campo religioso ed esteso a feste civili o postbelliche o utilizzato in battaglia (si veda l’utilizzo bellico del razzo anche questo inventato in Cina) per illuminare le figure mostruose in cartapesta costruite per incutere timore nel nemico. Solo a partire dal XIII secolo in poi vengono anche pubblicate ricerche, manuali e trattati di pirotecnica divisi tra arte e scienza, da artisti e scienziati.
Firenze, destinata ad essere la capitana della cultura rinascimentale fu anche prodromo della pirotecnica in Italia seguita dal Lazio e dalla Romagna. Menzioniamo a questo punto la Scuola romagnola di livello europeo dei fratelli Ruggeri, invitati in Francia alla corte di Luigi XV poi a Londra e a Bologna dove prepararono il benvenuto a Napoleone nel 1805.
Ancora oggi esiste dopo secoli la loro azienda. Le costruzioni per giochi pirotecnici erano progettate per durare poco e per essere poi smontate alla fine della festa. Le scoperte chimiche del XIX secolo aprirono un altro traguardo alla pirotecnica e ci riferiamo alla scoperta del come si riuscivano a “colorare i fuochi”. L’introduzione del colore nella pirotecnìa non ha un ricercatore preciso per il fatto che la scoperta avvenne in un momento particolarmente prolifico a livello mondiale.
Oggi comunque la pirotecnica al posto dell’arte trova come migliore alleata la tecnologìa, madre delle moderne centraline elettroniche, dei telecomandi ecc. con riferimento all’accensione tramite radioinneschi che ha migliorato la sicurezza degli operatori oramai in posizione sicura e distante rispetto al luogo di esecuzione diminuendo i rischi per loro in caso di incidente, obbedienti alle normative di razionalità e sicurezza impartite dal legislatore e ad una maturata sensibilità verso l’ambiente nella sua più ampia accezione.
In tempi moderni l’esigenza di grandiosità della pubblica manifestazione ha finito col dare maggiore risalto ai fuochi aerei che sono anche un momento di grande partecipazione e avvicinamento per la gente e ha finito col soppiantare gli allestimenti a terra tipizzanti le antiche feste di piazza.